Purgatorio - Canto III
MANFREDI DI SVEVIA – Joseph Brittanni
3.103 E un di loro incominciò: «Chiunque o.47
3.104 tu se', così andando, volgi 'l viso:
3.105 pon mente se di là mi vedesti unque».
3.106 Io mi volsi ver lui e guardail fiso:
3.107 biondo era e bello e di gentile aspetto,
3.108 ma l'un de' cigli un colpo avea diviso.
3.109 Quand'io mi fui umilmente disdetto 1.38
3.110 d'averlo visto mai, el disse: «Or vedi»;
3.111 e mostrommi una piaga a sommo 'l petto.
3.112 Poi sorridendo disse: «Io son Manfredi,
3.113 nepote di Costanza imperadrice;
3.114 ond'io ti priego che, quando tu riedi,
3.115 vadi a mia bella figlia, genitrice
3.116 de l'onor di Cicilia e d'Aragona,
3.117 e dichi 'l vero a lei, s'altro si dice.
3.118 Poscia ch'io ebbi rotta la persona 2.27
3.119 di due punte mortali, io mi rendei,
3.120 piangendo, a quei che volontier perdona.
3.121 Orribil furon li peccati miei;
3.122 ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
3.123 che prende ciò che si rivolge a lei.
3.124 Se 'l pastor di Cosenza, che a la caccia
3.125 di me fu messo per Clemente allora,
3.126 avesse in Dio ben letta questa faccia,
3.127 l'ossa del corpo mio sarieno ancora
3.128 in co del ponte presso a Benevento,
3.129 sotto la guardia de la grave mora.
3.130 Or le bagna la pioggia e move il vento
3.131 di fuor dal regno, quasi lungo 'l Verde,
3.132 dov'e' le trasmutò a lume spento”.